L’Etica integrata come rimedio alla barbarie del nostro tempo
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L’Etica integrata come rimedio alla barbarie del nostro tempo

Viviamo ormai in un contesto caratterizzato da altissime tensioni sociali, stretti in una morsa che non lascia respiro. Da un lato la barbarie dei recenti attentati e dei conflitti alle nostre porte, con tutta l’angoscia che si portano dietro, dall’altro la crisi economica che alimenta ogni giorno di più sentimenti di precarietà ed incertezza, avendo messo in discussione persino il soddisfacimento dei bisogni primari e il tetto sotto il quale ripararsi.

Questa enorme pressione rappresenta in realtà un indicatore in grado di rilevare quanto siamo capaci di mantenere saldi i fondamenti della civiltà. Questi fondamenti, che si sono evoluti nei secoli, si basano certamente su regole e diritti ma anche, e soprattutto, su modi di essere e modi di agire.
La vera sfida a cui oggi siamo messi di fronte è proprio quella di riuscire, nonostante questo quadro inquietante, a tener conto dell’altro, della sua sofferenza, conservando ed esprimendo umanità, senza finire con l’alimentare una visione egoistica ed autoreferenziale della vita perché giustificati dalla paura della perdita del proprio benessere.

I migranti che fuggono dalle zone di guerra e di disperazione ci hanno fatto uscire da “un’illusione”: quella di pensare che disastri di questo genere appartenessero al passato.  La realtà che oggi osserviamo assomiglia, invece, sempre più ad un “incubo a occhi aperti” ed è in grado di riattivare fantasmi atavici fatti di violenza, disperazione, fame e morte. Fortunatamente, proprio nei momenti più bui, riescono ad emergere possibilità sconosciute e risorse inaspettate (come direbbe il filosofo Edgar Morin). Sono quei semi profondi di umanità che chiedono solo di fiorire al momento opportuno.

A riprova di ciò, recenti studi in ambito neuroscientifico stanno portando notizie confortanti e prospettano perfino un orizzonte “luminoso”; una speranza, che forse, senza volerlo,  ricorda la promessa di futura serenità sancita delle antiche scritture. Ma è davvero vicino quell’orizzonte? Quel tempo in cui gli stati di coscienza descritti dalla filosofia e dal pensiero umanistico, che rappresentano anche l’essenza della tradizione buddhista e della concezione cristiana di Santità, potranno finalmente uscire da un piano astratto per essere compresi e vissuti concretamente? Quel tempo in cui valori come il rispetto, l’accoglienza, la comprensione, l’assertività, la cooperazione, la considerazione dell’altro, l’attenzione al bene comune, le relazioni consapevoli e a-conflittuali passeranno da forma utopica a realtà “integrata” e diverranno modi di essere e di esistere all’interno della comunità umana.

Per usare una metafora scientifica, potremmo paragonare tale momento a quella fase “prodigiosa” in cui l’elettrone passa dallo stato di funzione d’onda a particella attraverso un collasso quantico. Allo stesso modo, ecco che in questo momento storico anche l’Etica potrebbe avere il suo “collasso quantico”, passando dal concetto alla sua realizzazione, diventando concreta, “integrata”, capace di manifestarsi ed espandersi. Lontana dalla nozione di morale, che invece nasce e si sviluppa attraverso stratificazioni culturali, questa forma di Etica rappresenta il segno tangibile dell’umanità che si eleva e che si mette in cammino verso il suo destino di realizzazione, valorizzando l’unicità di ogni individuo.

Le neuroscienze stanno dimostrando che i comportamenti autenticamente compassionevoli, consapevoli e quindi “etici” si manifestano quando attiviamo l’area prefrontale della corteccia e quando riusciamo a sviluppare le vie superiori del nostro encefalo. Questa attivazione avvia un processo di gestione delle pulsioni che nutrono i nostri sistemi inconsci, gli automatismi e quei fattori che maggiormente ci allontanano dalla nostra umanità.

Il processo di integrazione dell’Etica necessita, però, di una capacità di scelta costante. Ogni individuo, infatti, si trova continuamente dinanzi ad un bivio: da un lato seguire l’istinto con la sua spinta egoica, dall’altro attivare le funzioni superiori del cervello con le loro qualità umane. Una volta rinforzata questa capacità di scelta e discernimento, l’etica dovrà poi essere rivelata, applicata nelle scuole, nelle aziende, negli ospedali, nei tribunali, nelle coppie, in famiglia e solo così sarà possibile innescare un circuito virtuoso.
Dunque, passare dall’etica teorica a quella integrata necessita di una vera e propria trasformazione dei processi di pensiero che, gradualmente, potranno essere orientati verso una visione complessa. Questa visione è in grado di muoversi tenendo conto della globalità, tralasciando i particolari riduttivi e limitanti che interferiscono con la percezione sistemica della realtà.

Il nostro cervello possiede queste qualità sin dalla notte dei tempi. La differenza rispetto ad allora è che oggi abbiamo gli strumenti per realizzare quel “salto quantico” e per indirizzare le nostre esistenze verso l’espressione di una Coscienza. Solo percorrendo questa strada saremo in grado di affrancarci dall’ossessione dell’avere e riusciremo a passare a una dimensione dell’Essere, riportando così un senso di pienezza nelle nostre esistenze.

Ed è proprio partendo dalla consapevolezza dell’urgenza di favorire questo passaggio che con la Fondazione FIVE abbiamo fatto dell’Etica integrata la nostra missione e che attraverso un metodo, l’Etica delle Relazioni Umane,  lavoriamo per consentire ad ogni individuo di raggiungere concretamente una piena individuazione dal condizionamento sociale attraverso la presa di contatto e lo sviluppo del proprio potenziale, nonché una realizzazione personale che tenga conto dell’altro e della sua espressione. L’Etica è per noi il bene comune per eccellenza che deve essere costantemente coltivato, nutrito, espresso. È l’unico vero rimedio alla barbarie del nostro tempo.
Questi tempi bui, infatti, non ci lasciano più molta scelta: da un lato il caos con il suo potenziale di distruttività, dall’altro l’Etica che rivela l’uomo a se stesso e la bellezza della sua umanità. Sta a noi scegliere.

A cura della Fondazione FIVE Onlus

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